TEATRO DELLE ALBE

SABATO 30 GENNAIO

TEATRO DELLE ALBE

RUMORE DI ACQUE

di Marco Martinelli ideazione: Marco Martinelli, Ermanna Montanari regia: Marco Martinelli  in scena: Alessandro Renda musiche originali eseguite dal vivo: Fratelli Mancuso

col patrocinio di AMNESTY INTERNATIONAL

Durata 1h

Il testo Rumore di acque ottiene il patrocinio di Amnesty International, e il testo Rumore di acque (pubblicato in Italia da Editoria & Spettacolo) suscita un grande interesse anche all’estero: nel 2011 è tradotto in inglese da Tom Simpson e pubblicato sulla rivista California Italian Studies; nel 2012 è tradotto in francese da Jean Paul Manganaro

“Il successo all’esordio, accompagnato da applausi intensi e commossi e da numerosi richiami in scena, è stato meritato per questa drammaturgia per la quale mi auguro, per la crescita del teatro italiano e non solo, ripetute e, direi, ‘dovute’ nuove messe in scena”.

Maria Dolores Pesce, Dramma.it

In questo 2015 la “questione” dei profughi è esplosa, è diventata oscenamente “visibile”: mentre scrivo i quotidiani aprono con la foto del cadavere di un bimbo siriano tra le braccia di un poliziotto turco, la foto “che scuote l’Europa”, titolano i quotidiani. Non bastano migliaia e migliaia di morti a scuotere l’Europa? Non basta sapere dei bambini annegati a centinaia e centinaia, ci vuole una foto in prima pagina per scuotere l’Europa, il mondo?

Marco Martinelli

Il mare, tra la Sicilia e l’Africa, in certi punti “sa di carne morta”, come dicono i pescatori locali, tanti sono i corpi degli annegati in queste acque solcate da barche di disperati che sognano l’approdo in Europa. Per rappresentare questo dramma quotidiano, Marco Martinelli, regista-autore di solito poco incline al teatro “civile”, ha scelto la via di un monologo visionario, denso di richiami simbolici alle nostre responsabilità collettive. Ha raffigurato l’orrore attraverso il suo contrario, la gelida, distaccata minuzia burocratica: al centro del testo (presentato al Ravenna Festival e con repliche a Volterra e Ravello) ha posto una figura satanica, un generale il cui compito, su un’isola-zattera della quale è il solo abitante vivo, è censire i cadaveri, attribuire loro un numero, una collocazione in un registro, trasformando storie umane in anonimi dati d’archivio. Il generale è addetto alla “politica dell’accoglienza”. Emergono le vicende di Yusef, il ragazzo che si offrì di trasportare tanti poveracci sul suo barchino, o delle ragazze nigeriane sprofondate mentre venivano portate a prostituirsi, ma anche dell’ammiraglio che durante un salvataggio urta lo scafo in panne e non fa fermare le eliche. L’evocazione dell’intreccio di speranze e illusioni si mescola alla denuncia dell’indifferenza di tutti i poteri coinvolti. Il bravo Alessandro Renda, con voce arrochita, passa dall’asettica contabilità della morte alla furiosa invettiva contro ogni sorta di squali e predatori degli abissi, metafora di una civiltà che difende i propri privilegi fingendo di non vedere e non sentire. A tutto ciò si aggiungono le voci e gli strumenti dei fratelli Mancuso, che con le loro composizioni spostano indietro il tempo di duemila anni, conferendo allo spettacolo uno spessore da tragedia classica.

Illusioni infrante nel mare

Renato Palazzi, Il Sole 24 ore

TEATRO DELLE ALBE

Nel 1983 Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni fondano il Teatro delle Albe. La compagnia sviluppa il proprio percorso intrecciando alla ricerca del “nuovo” la lezione della Tradizione teatrale: il drammaturgo e regista Martinelli scrive i testi ispirandosi agli antichi e al tempo presente. Gli spettacoli, da Ruh. Romagna piu’africa uguale (1988) a All’inferno! (1996), da I Polacchi (1998) al Sogno di una notte di mezza estate (2002), da Salmagundi (2004) a La mano (2005), valgono alle Albe premi e riconoscimenti, nazionali e internazionali, evidenziando una poetica rigorosa, raffinata e emozionante, capace di restituire alla scena la sua antica e potente funzione narrativa. 
Fondamentali all’interno del gruppo, oltre alla direzione artistica tenuta da Marco Martinelli (Premio Drammaturgia infinita con Incantati nel 1995, Premio Ubu per la drammaturgia con All’inferno! nel 1997, Premio Hystrio alla regia nel 1999, Golden Laurel come “miglior regista” al Festival Internazionale “Mess” di Sarajevo con I Polacchi nel 2003) sono le accensioni visionarie e la vocalità inquietante di Ermanna Montanari (segnalazione al Premio Narni Opera prima con Confine nel 1986, nomination al Premio Ubu come “miglior attrice” nel 1997, Premio Ubu come “migliore attrice” con L’isola di Alcina nel 2000, con Sterminio nel 2007 e nel 2009 con Rosvita, Premio Adelaide Ristori nel 2001, Golden Laurel come “miglior attrice” al Festival Internazionale “Mess” di Sarajevo con I Polacchi nel 2003). 
 Lo spettacolo Pantani vince il Premio Ubu 2013 per la “migliore novità drammaturgica” e, per la sua interpretazione di Tonina Pantani, nel 2013 Ermanna Montanari vince il Premio Duse. Nel 1991 il Teatro delle Albe ha dato vita a Ravenna Teatro, “Teatro Stabile di Innovazione”, riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che si è posto fin dall’inizio come “stabile corsaro”, portando avanti con il sostegno del Comune di Ravenna un’originale pratica di “coltura” teatrale della città, intrecciando le programmazioni di Teatro Contemporaneo al Teatro Rasi, la stagione di teatro di tradizione al Teatro Alighieri e i laboratori della non-scuola nei licei e negli istituti tecnici e professionali di Ravenna che coinvolgono circa 400 adolescenti ogni anno.