IL GIARDINO DELLE ROSE

Scritto ed Ideato da: Elena Strada

Regia: Rajeev Badhan

Con:

Elena Strada – Bellinda Belikof

Eliseo Cannone – Barbara Belikof, Signor Belikof e Servitore

Diego Giannettoni – Brunilde Belikof, Signora Belikof

Giulio Canestrelli – Ulderico, Viladimiro Bestia e Principe

Maschere originali: Lucio Serpani

Musiche e realizzazzione scene: Giulia Casari

Costumi: Alessandra Zanini

Una produzione SlowMachine con il contributo del Comune di Bergamo e la collaborazione di ZUsoundlight

Anno 2013

Durata: 80 minuti

UNA GROTTESCA COMMEDIA AD ARTE – TEATRO POPOLARE

LO SPETTACOLO

 “E poi…cos’è la Bellezza?! Solo un antidoto alla stupidità! Una magra consolazione!

Bellinda Belikof è continuamente perseguitata da uno repellente spasimante senza scrupoli di nome Ulderico e dalla perfida sorella Brutilde sempre in compagnia della svampita Barbara. La giovane e pura fanciulla è alla ricerca del vero amore e sogna continuamente una rosa senza spine. Quando il padre di lei, il Signor Belikof, ne raccoglierà una in un giardino incantato una terribile ed orribile bestia farà la sua apparizione….

La scrittura di Elena Strada è pungente, cinica e molto irriverente in grado di divertire un pubblico ampio, attraverso l’utilizzo di maschere e di personaggi en travesti. Lo spettacolo prende spunto dalla fiaba comunemente nota come “La Bella e la Bestia”. Il testo di Elena Strada si ispira a questa storia antica, dove una giovane fanciulla imprigionata in una realtà in cui pare impossibile scindere il bene e il male, la cattiveria e la bontà, la sincerità e l’inganno, riesce a vedere attraverso le apparenze. Uno spettacolo che parla della bellezza, e su di essa si interroga, che affronta in modo ironico e divertente il complesso tema della “normalità”, una fiaba grottesca, sempre al limite tra il sogno e il reale dove 4 attori interpretano 9 personaggi.

Il Giardino delle Rose è come un sogno ad occhia aperti, come un carillon che non si ferma mai e rivisita il linguaggio della Commedia dell’Arte non solo come codice universale, ma anche come potenziale di espressività e di suggestione visiva.