DEFLORIAN/TAGLIARINI

REALITY

Sabato 11 MARZO 2017

a partire dal reportage di Mariusz Szczygieł Reality
traduzione di Marzena Borejczuk, Nottetempo 2011
ideazione e performance Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
diegno luci Gianni Staropoli
consulenza per la lingua polacca Stefano Deflorian, Marzena Borejczuk e Agnieszka Kurzeya
collaborazione al progetto Marzena Borejczuk
organizzazione Anna Damiani
produzione e accompagnamento internazionale Francesca Corona
produzione A.D., Festival Inequilibrio/Armunia, ZTL-Pro con il contributo della Provincia di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali
in collaborazione con Fondazione Romaeuropa e Teatro di Roma
residenze artistiche Festival Inequilibrio/Armunia, Ruota Libera/Centrale Preneste Teatro, Dom Kultury Podgórze
con il patrocinio dell’Istituto Polacco di Roma
con il sostegno di Nottetempo, Kataklisma/Nuovo Critico, Istituto Italiano di Cultura a Cracovia, Dom Kultury Podgórze
ringraziamenti Janusz Jarecki, Iwona Wernikowska, Melania Tutak, Magdalena Ujma e Jaro Gawlik un ringraziamento speciale a Ewa Janeczek

REALITY – PREMIO UBU 2012 Daria Deflorian – Migliore attrice protagonista)

Realtà, reality senza show, senza pubblico. Essere anonimi e unici. Speciali e banali. Avere il quotidiano come orizzonte. Come Janina Turek, donna polacca che per oltre cinquant’anni ha annotato minuziosamente ‘i dati’ della sua vita: quante telefonate a casa aveva ricevuto e chi aveva chiamato (38.196); dove e chi aveva incontrato per caso e salutato con un “buongiorno” (23.397); quanti appuntamenti aveva fissato (1.922); quanti regali aveva fatto, a chi e di che genere (5.817); quante volte aveva giocato a domino (19); quante volte era andata a teatro (110); quanti programmi televisivi aveva visto (70.042). 748 quaderni trovati alla sua morte nel 2000 dalla figlia ignara ed esterrefatta. Mariusz Szczygieł (autore di uno dei più sorprendenti libri di storia degli ultimi anni, ‘Gottland’) scrive nel reportage che ci ha fatto scoprire questa storia “Nella routine quotidiana succede sempre qualcosa. Sbrighiamo un’ infinità di piccole incombenze senza aspettarci che lascino traccia nella nostra memoria, e ancor meno in quella degli altri. Le nostre azioni non vengono infatti svolte per restare nel ricordo, ma per necessità. Col tempo ogni fatica intrapresa in questo nostro quotidiano affaccendarsi viene consegnata all’ oblio. Janina Turek aveva scelto come oggetto delle sue osservazioni proprio ciò che è quotidiano, e che pertanto passa inosservato.” Nessuno stupore se una scelta del genere la fa un’artista visiva come Sophie Calle, in fondo niente di diverso delle opere immaginate da Michel Houellbecq nel suo ultimo libro, ‘La carta e il territorio’ dove il protagonista passa quindici anni a filmare dettagli casuali del fogliame intorno a casa. Quello che mette uno strano brivido addosso nello scorrere la vita nei dettagli di questa anonima casalinga di Cracovia, è che non è un’opera artistica, non è un paradosso intellettuale, non è rivolto in nessun modo ad un pubblico. Per sua scelta personale, aveva cominciato intuitivamente a nobilitare il proprio trantran quotidiano. Perché? Nel 2008 per Rewind, omaggio a Cafè Müller di Pina Bausch abbiamo avuto come ‘oggetto’ lo spettacolo della coreografa tedesca, l’anno successivo abbiamo incentrato il lavoro from a to d and back again attorno alla ‘fisosofia di Andy Wahrol’. Per noi partire da quest’opera colossale e misteriosa che sono i quaderni di Janina Turek è un passo naturale. Non si tratta di mettere in scena o di fare un racconto teatrale attorno a lei, ma di dialogare con quello che sappiamo e non sappiamo di Janina e di creare una serie di corto circuiti tra noi e lei e tra noi e il pubblico attorno alla percezione di cosa è la realtà.

“A chi vuole capire il teatro che si fa oggi, a chi vuole avere un’idea del teatro che si farà nei prossimi anni suggerirei di non perdere lo straordinario Reality, lo spettacolo che Daria Deflorian e Antonio Tagliarini hanno tratto da un materiale di per sé già alquanto insolito: i 748 quaderni in cui una donna polacca, Janina Turek, ha annotato ossessivamente per circa mezzo secolo”.

Renato Palazzi, Il Sole 24 ore, 15 luglio 2012

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DARIA DEFLORIAN E ANTONIO TAGLIARINI

sono autori, registi e performer. Dal 2008 cominciano un’intensa e assidua collaborazione dando vita a una serie di importanti progetti teatrali: il primo lavoro nato da questa collaborazione è Rewind, omaggio a Cafè Müller di Pina Bausch (2008), che ha debuttato al Festival Short Theatre di Roma ed è stato poi presentato in molti festival italiani ed europei (Festival Vie | Modena, Festival Prospettive | Torino, Festival Autunno Italiano | Berlino, Spagna e Portogallo). Nel 2009 hanno portato in scena al Teatro Palladium un lavoro liberamente ispirato alla filosofia di Andy Warhol, from a to d and back again. Tra il 2010 e il 2011 hanno iniziato a lavorare al Progetto Reality che, a partire dai diari di una casalinga di Cracovia, ha dato vita a due lavori: l’installazione/performance czeczy/cose (2011) e lo spettacolo teatrale Reality nel 2012, lavoro per il quale Daria Deflorian ha vinto il Premio Ubu 2012 come miglior attrice protagonista. Nell’autunno 2012 sono stati invitati dal Teatro di Roma a partecipare al progetto Perdutamente, durante il quale i due artisti hanno iniziato a lavorare su Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni con la collaborazione artistica di Monica Piseddu e Valentino Villa. Il lavoro ha poi debuttato l’anno successivo al Romaeuropa Festival. Lo spettacolo ha vinto il Premio Ubu 2014 come novità italiana o ricerca drammaturgica. Tre dei loro testi sono stati raccolti in un volume, Trilogia dell’invisibile (Titivillus 2014). Con il medesimo titolo hanno presentato a novembre 2014 al Teatro India la retrospettiva di tutti i loro lavori. !!Tra settembre e ottobre 2015 Daria e Antonio hanno presentato Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni e Reality al Festival d’Automne di Parigi, prima tappa di una tournée internazionale che prosegue nei primi mesi del 2016: Francia, Svizzera e Canada.